L’ Università di Roma Tre ha indetto recentemente un concorso per due posti di professore ordinario, in diritto tributario ed in economia politica. L’articolo 3 del bando di concorso afferma tra l’altro che candidati interessati “possono presentare domanda esclusivamente a mano (in grassetto nel testo, ndr) al Preside della Facoltà di Economia”. Nell’era di Internet e della comunità scientifica internazionale virtuale, Roma Tre si è incaricata di far fare due giganteschi passi indietro alla già martoriata università italiana: non solo niente email, ma neanche niente posta cartacea. Ma perché allora non imporre tre passi indietro, e richiedere che i candidati compiano il viaggio dalla città di residenza fino alla facoltà su una carrozza trainata da cavalli? Lo scopo di tutte queste clausole - evitare che si presentino troppi candidati guastafeste - verrebbe servito ancora meglio. E non c’è da preoccuparsi di incorrere nel ridicolo: più in basso di un certo livello non si può scendere.
L’università italiana combatte da anni una battaglia per ottenere più risorse. Ma ogni volta spunta qualche rettore o preside che sembra incaricarsi di convincere ministri e pubblico che, tutto sommato, non vale la pena di allargare i cordoni della borsa.

Nella foto, un ordinario dell’università Roma Tre
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